Vi vedo pallidi. Lo strano caso dell’obitorio su Instagram

Nicole Angemi è un’assistente patologa, il suo account Instagram è @mrs_angemi e ha una missione: far conoscere il corpo umano attraverso le foto degli organi dei cadaveri che disseziona. È giusto? È etico? E soprattutto perché, ad oggi, 168mila persone la seguono? Prima di rispondere, permettetemi di raccontarvi un’altra storia.

Nicole Angemi, patologa su Instagram

Nicole Angemi, la patologa che ha portato l’obitorio su Instagram

Mortui vivos docent

Il patologo è il medico che studia i reperti anatomici per riconoscere gli effetti delle patologie sugli organi e risalire alle cause del decesso. Nicole Angemi non è un medico ma un’assistente che, presso il Dipartimento di Patologie al Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, disseziona cadaveri seguendo le direttive di un medico patologo. Mrs Angemi disseziona i cadaveri per capire, con l’autopsia, cosa ha determinato la morte della persona. Il suo compito è cercare traccia di infezioni e malattie che hanno causato il decesso.

Nicole affida alla locuzione latina mortui vivos docent (i morti insegnano ai vivi) la sua dichiarazione d’intenti: portare un obitorio su Instagram a scopo didattico e divulgativo per permettere a tutti di imparare qualcosa sul corpo umano e le malattie.

Il messaggio del mortui vivos docent ha storia lunga, per capirlo basta pensare alla Lezione di anatomia del Dott. Tulp, il quadro dipinto da Rembrandt nel 1632 e divenuto emblema dello studio anatomico umano tanto da essere l’immagine identificativa dell’E.C.M. – Educazione Continua in Medicina.
Durante il Rinascimento la lezione di anatomia pubblica era un evento molto partecipato e atteso per almeno tre motivi:

  1. poteva svolgersi esclusivamente in inverno perché non c’erano altri mezzi che il freddo per preservare il cadavere dalla veloce putrefazione;
  2. oggetto della lezione erano i cadaveri dei malviventi giustiziati che, prestandosi allo studio dei medici, in qualche modo espiavano le loro colpe e fungevano da monito morale per il pubblico;
  3. era una lezione necessaria per mostrare ai futuri medici com’è fatto il corpo umano.

Oggi una lezione pubblica di anatomia sarebbe impensabile. Secoli di esperimenti e studio ci hanno permesso di avere strumenti diagnostici e di analisi capaci di indagare i nostri corpi lasciandoli intatti. Diverso è il caso dell’anatomia patologica: per imparare a diventare un patologo o un anatomopatologo è necessario, ancora oggi, seguire lezioni pratiche di anatomia patologica. Questo è parte del lavoro di Nicole Angemi, mostrare gli organi agli studenti per spiegare come risalire alla causa del decesso. L’entusiasmo dei ragazzi che seguono le sue lezioni ha colpito l’assistente patologa Angemi a tal punto da convincerla che, come gli studenti di patologia e anatomia patologica, tutti potrebbero essere interessati a conoscere il corpo umano perché tutti noi siamo fatti alla stessa maniera.

L’accusa mossa a Mrs Angemi è di divulgare foto di cadaveri senza averne autorizzazione, il che violerebbe il diritto alla privacy riconosciuto a tutti i pazienti. Lei stessa ammette di essere molto attenta ad eliminare dalle fotografie, prima della pubblicazione su Instagram, qualsiasi dettaglio che permetterebbe di identificare il cadavere. E qui torniamo alle domande iniziali: perché le foto di Nicole Angemi impressionano gli utenti, perché non è eticamente corretto pubblicare immagini degli organi o perché le foto mostrano dei cadaveri? E perché, nonostante ricorrenti critiche anche da parte della comunità medica, 168mila persone seguono l’account @mrs_angemi? Io penso che non sia etico condividere fotografie riconoscibili perché, sebbene morta, quel cadavere è una persona.

Però, secondo me, il punto della questione qui non è la privacy quanto l’incongruenza con lo scopo dichiarato: mentre afferma di fare divulgazione scientifica condividendo le fotografie di organi e cadaveri corredate da descrizioni accurate, Nicole Angemi fa presa su certa parte di pubblico attraverso un’estetica dark, macabra e affascinante, presenta il suo ruolo e l’obitorio in cui lavora come una professione e un ambiente cool.

Dr Morte e i cadaveri in mostra

A questo punto, la mia riflessione si sposta dal piano etico a quello estetico.
Il ripetersi di un comportamento discutibile di certo non basta a renderlo giusto e accettabile. Nel corso degli anni Instagram ha sospeso tre account dell’assistente patologa Angemi e la community ha segnalato più volte le sue foto, eppure continua ad avere un largo seguito e a ricevere commenti entusiasti.

L’intrigante fascinazione dei cadaveri è un elemento su cui gioca anche il Dr Gunther von Hagens. Ribattezzato Dr Morte, l’anatomopatologo tedesco è divenuto famoso come inventore della plastinazione, una tecnica che consente di sostituire i liquidi corporei con polimeri di silicone per rendere i cadaveri umani rigidi, immutabili ed eterni come opere d’arte. Crani spaccati e corpi sezionati con organi in bella vista sono le opere d’arte esposte dal Dr von Hagens nelle sue macabre mostre tra cui Body worlds che anche in italia ha registrato accese critiche e frotte di visitatori (11 milioni solo in Europa). Il Dr von Hagens ha messo in mostra corpi e organi umani come fossero opere d’arte.

Dr Gunther von hagens, Koerperwelten

Corpo plastinato, opera d’arte di Dr Gunther von hagens, Koerperwelten

È giusto? È etico? Quale che sia la risposta, di fatto organi e corpi plastinati sono in vendita online su un sito e-commerceCi si può arrabbiare perché la mostra vìola il diritto alla privacy di quei corpi? La si può considerare una scelta raccapricciante ma chi può dirci che quelle persone, prima di morire, non abbiamo dato la propria autorizzazione alla plastinazione e alla vendita dei propri corpi? Un’ipotesi plausibile se pensiamo che, dopo aver visto la mostra Body worlds, circa 13 mila persone hanno dato il consenso a donare, dopo la morte, il proprio corpo al medico-artista tedesco. Un grande successo che solleva molti interrogativi.

Mrs Angemi e il Dr Gunther von Hagens dicono di perseguire lo stesso obiettivo: mostrare organi e corpi di persone decedute, anche a causa di malattie, per rendere tutti noi consapevoli del nostro corpo e spingerci a prendercene cura per evitare i fattori che costituiscono rischio di contrarre alcune malattie. Un intento che lo stesso Dr Morte ha dichiarato nel 2011 in occasione della presentazione della mostra Body worlds a Roma:

“Il mio è un modo diretto di divulgare ed educare sui temi della salute, del benessere, della corretta alimentazione. Portare Body Worlds a Roma somiglia a un ritorno a casa perché la mostra si pone fermamente nella tradizione dello studio dell’anatomia umana iniziato nel Rinascimento.”

E con queste parole tutto torna al quadro di Rembrandt e allo studio dell’anatomia nel Rinascimento.

Estetica della morte e immaginario pop

L’opinione maggiormente condivisa è che non sia etico usare i cadaveri perseguendo il nobile intento di divulgare la conoscenza del corpo umano e degli effetti delle malattie sui nostri organi. @mrs_angemi ha 168mila follower, il Dr Gunther von Hangens vende online corpi umani come fossero opere d’arte a prezzi che oscillano dalle 7 alle 70 mila euro. Chi alimenta questo mercato se non le persone che li ammirano? Perché tante persone sono entusiaste di queste esposizioni di cadaveri?

Provate a confrontare un’immagine condivisa da un medico su siti di settore e una pubblicata su Instagram da @mrs_angemi o esposta nel catalogo e-commerce del Dr von Hangens: la prima è vera, deforme e imperfetta perché scalfita dalla malattia; le altre due sono sì fotografie e immagini di corpi e organi morti e alcuni malati, ma sono esibiti in una cornice curata anche se macabra, esteticamente studiata seppure l’oggetto potrebbe far rabbrividire.

Al di là del consenso dei pazienti e a parità d’intenti – conoscere il corpo umano e gli effetti delle patologie – secondo me c’è un altro discrimine che a molti fa percepire come lecita e utile la pubblicazione delle foto di organi e corpi colpiti dalla malattia pubblicate dai medici, e al contrario come inaccettabili le immagini di corpi e organi esibiti come opere d’arte: il discrimine, secondo me, è il piacere estetico.

Non ho risposte certe alle tante domande ma mi sono fatta l’idea che chi segue e commenta l’obitorio su Instagram e chi spende migliaia di euro per esibire in casa un organo umano probabilmente ne subisce la funerea bellezza in cui, in qualche modo, ritrova l’appeal di altre realtà conosciute, per esempio le serie TV.

Guardate l’assistente patologa Nicole Angemi e ditemi se non vi ricorda Abby Sciuto di N.C.I.S. Certo, Abby trova i cadaveri raccapriccianti ma il suo stile gotico e dark la rende un personaggio diverso, curioso e senza dubbio affascinate, specie agli occhi di chi lavora in obitorio, disseziona cadaveri, fotografa e condivide sui social le immagini di persone senza vita. Il look accomuna Nicole Angemi e Abby Sciuto, la prima è una persona reale e la seconda è un personaggio inventato per la serie Tv. Che Angemi abbia fatto suo lo stile di Abby per rendere più cool e accettabile il suo obitorio su Instagram? No so, ma il dubbio c’è.

Ci sarebbe molto altro da dire su questo argomento ma per adesso direi che può bastare anche perché ho abusato della vostra pazienza anzi, grazie per avermi seguito fin qui. Le riflessioni sviluppate in questo articolo sono arrivate dalla lettura del post di Riccardo Esposito su Mysocialweb.it e di Xavier Aaronson su Vice.com.
Vi aspetto nei commenti ma, prima, vi consiglio di guardare questo video.

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