Andiamo a concepire. Perché la comunicazione del Fertility day è un flop

Sin dall’inizio del suo mandato per il Governo Renzi, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha messo in chiaro il tema che le sta a cuore: il calo demografico. Da qui l’obiettivo di attuare un piano nazionale per educare alla prevenzione della fertilità e incentivare nuove nascite. Il risultato è la campagna di comunicazione per il Fertility day del 22 settembre 2016 che, a giudicare dagli articoli dedicati al tema e dalle conversazioni sui social network ha centrato un solo obiettivo: tutti ne parlano, malissimo. Perché?

Fertility day

Fertility day

La risposta immediata è perché gli slogan e le immagini delle cartoline ideate per pubblicizzare l’evento sono banali e suonano come un diktat alle donne affinché si sbrighino a concepire un figlio, senza considerare difficoltà di vario tipo, specie economico. Aspetti, questi, su cui non mi soffermerò perché mi ripeterei: se ne è parlato tanto e ovunque.

La domanda a cui cerco di dare una risposta è un’altra: perché la campagna di comunicazione del Fertility day è stata un flop?

Piano nazionale per la fertilità: dall’intenzione ai fatti

Il giorno dedicato alla capacità di procreare è previsto dal Piano nazionale per la fertilità, un documento di 137 pagine in cui il Ministero della Salute affronta il tema del decremento demografico in relazione a diversi ambiti – biologico, sociale, economico. Il Fertility day nasce dall’intento positivo di informare giovani donne e giovani uomini su come proteggere la propria capacità riproduttiva ed evitare l’infertilità dovuta a fattori sia modificabili che non modificabili.

La buona intenzione si è però persa nella comunicazione, fallace perché invece di informare sull’aspetto medico-sanitario della questione assume toni che colpevolizzano le donne – molto più che gli uomini – per il crollo delle nascite e il progressivo invecchiamento della società italiana.

Nelle contestate cartoline condivise sui social network mancano le informazioni: cosa sono la sterilità e l’infertilità? Cosa accade il 22 settembre? Ci saranno solo tavole rotonde tra medici e specialisti o saranno coinvolti anche i cittadini? Sono previste visite gratuite o a prezzo scontato per uomini e donne?

La campagna di comunicazione ha tradito l’intento del Fertility day. Sia nel programma ministeriale che sul sito www.fertilityday2016.it si fa riferimento alle problematiche di sterilità e infertilità[*], e alla corretta prevenzione delle malattie che impediscono il concepimento, per esempio l’endometriosi femminile e il varicocele maschile. Situazioni cliniche di competenza del Ministero della Salute a cui si aggiungono altre variabili nella scelta di fare o non fare un figlio che, oltre alla volontà personale e legittima, riguardano piuttosto il Ministero del lavoro e dell’economia.

Ciò che le persone denunciano online è l’assenza di sensibilità nella trattazione di un tema complesso come la fertilità e la decisione di diventare o meno mamma e papà. Un tatto che non manca in altre iniziative governative. Come quella ironica e ben riuscita del governo danese, Fallo per la Danimarca!, o il progetto Parole Fertili ideato da Cristina Cenci del Center for Health Humanities e che, sul suo blog su Nòva, presenta così:
“Parole fertili nasce per favorire la riappropriazione della propria storia di vita ferita dalla minaccia di sterilità. Chi è riuscito a fare un figlio, spesso ha bisogno di raccontare per elaborare il percorso e farlo suo. Per chi sta cercando di avere un figlio, il racconto biografico può diventare un momento di riflessione, sfogo e confronto”.

Certo, una campagna di comunicazione ministeriale non è paragonabile a un progetto di Medicina Narrativa, ma in comune dovrebbero avere l’intento informativo e l’approccio rispettoso delle diverse sensibilità dei destinatari.

Il Ministero della Salute non ha saputo comunicare alle persone sui social network lo scopo del Fertility day, ma le società mediche hanno compreso bene il suo intento. In una nota stampa, il Dott. Giuseppe di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), dichiara:

“Come SIPPS siamo del tutto in linea con il Ministero della Salute e con la politica del Ministro, on. Beatrice Lorenzin che, di fatto, è scesa in campo per la salvaguardia della natalità in Italia. […] Ben vengano, dunque le ‘cartoline’ ideate dal dicastero del Ministro Lorenzin, che vogliono mettere in allerta la popolazione, soprattutto quella più giovane, sui fattori di rischio che potrebbero condizionare la possibilità di avere figli. […]” Continua a leggere su insalutenews.it.

Il problema è proprio qui: la popolazione giovane dell’Italia – donne e uomini – vorrebbe conoscere come prevenire i fattori di rischio per la fertilità, ma stando alle cartoline questo non avverrà con il Fertility day del 22 settembre 2016.

[*]Tratto da Wikipedia: L’OMS definisce sterilità la situazione in cui uno o entrambi i membri di una coppia sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Questo si verifica in caso di azoospermia, di menopausa precoce o di assenza di utero congenita.

L’infertilità si ha quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a ottenere una gravidanza dopo un anno di rapporti costanti e non protetti. Il termine infertilità, quindi, al contrario di sterilità, non si riferisce a una condizione assoluta, bensì a una situazione generalmente risolvibile e legata a uno o più fattori interferenti.

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