Medici che temono il web

Il web è il paradiso per i pazienti che cercano risposte e confronto su tematiche di salute e benessere, e lo è anche per i medici che vogliono essere sempre utili e, perché no, farsi pubblicità. È ovvio! E invece no. Ci sono dottori che di stare online proprio non vogliono saperne. Breve panoramica dei medici online e di quelli che temono il web.

Medici che temono il web

Medici che temono il web

Medici per i medici

Appartengono a questa categoria gli specialisti della salute che usano gli strumenti del web per dialogare con i propri colleghi. Si chiamano medical blogger, cioè medici che diventano blogger per comunicare online con altri operatori e specialisti sanitari. Usano un linguaggio specialistico, uno stile giornalistico e la presenza di link è necessaria per documentare quanto esposto e facilitare lo studio. I blog e le community gestiti dai medici sono una specie di laboratorio i cui contenuti servono a confrontarsi su una terapia e sciogliere i dubbi su un caso delicato grazie al coinvolgimento di ricercatori e colleghi da tutto il mondo.
Alcuni esempi: Clinical Cases, Surgeonsblog.

Medici per i pazienti

I dottori, le cliniche e le strutture ospedaliere sanno bene che essere online significa darsi visibilità ed essere al fianco dei pazienti che cercano consigli di salute. I posti in cui parlare sono tanti: siti, blog, community, social network. Il dialogo è diretto, il linguaggio comprensibile a tutti e i contenuti sono indirizzati sia al singolo utente che ha fatto una richiesta che a tutti coloro che seguono la discussione e gli approfondimenti. Caratteristica, questa, che pian piano forma una corretta cultura della prevenzione, specie quando a diffondere le informazioni sono le istituzioni e importanti istituti di ricerca.
Alcuni esempi: Mayo clinic, il Ministero della Salute e tanti singoli medici che hanno saputo cogliere l’opportunità del web per parlare potenzialmente a tutto il mondo.

Medici che temono il web

Questa è la categoria più interessante. Durante un’intervista telefonica, ho chiesto a un medico specialista: “Cosa frena molti medici dall’usare i social network, le chat, eccetera?”, lui mi ha risposto così: “Io, personalmente, ho paura di essere invaso da richieste di aiuto da parte di persone che non conosco e che avrei difficoltà a seguire”. È una voce fuori dal coro e per questo, secondo me, meritevole di ascolto.

Trovo questa posizione di chiusura un gran peccato, un’occasione persa per aiutare le persone con le loro richieste, oltre ai propri pazienti ma, al di là di questa mia considerazione, il medico controcorrente ha espresso una paura. In effetti, esporsi sul web non è semplice.

Paura di essere invaso da richieste di aiuto da parte di persone che non conosco e che avrei difficoltà a seguire. Se è vero che il medico non seleziona neanche i pazienti che arrivano in studio, è vero anche che chi chiede un consiglio sul web tende a scomparire dopo aver ricevuto la risposta. Questo medico, dunque, intendeva forse esprimere un concetto più articolato: i social network e i blog sono perfetti per veicolare le informazioni e cercare una risposta lampo, ma non sempre permettono la conoscenza approfondita del paziente indispensabile per consentire al medico di dare consigli mirati.

Un’altra criticità dei blog e dei profili social gestiti dai medici è il rischio che il paziente si riconosca nell’esempio esposto. Non è piacevole scoprire che il proprio medico ha violato la privacy e tradito un patto di fiducia. Il dottore deve dunque avere consapevolezza del mezzo e comportarsi come farebbe normalmente nella vita offline: non pubblicare immagini né rilevare informazioni tali da rendere riconoscibile un paziente.

La paura di cui parlava il medico da me intervistato credo sia legata pure al timore di essere attaccato pubblicamente anche per aspetti della sua vita privata che trapelano soprattutto sui social network. In effetti si tratta di una criticità reale che ad alcuni medici fa passare la voglia di essere social. Eppure, questi stessi dottori forse ignorano la possibilità di creare profili professionali…

Così, mentre il 93% degli utenti cerca online informazioni su malattie e farmaci, e viviamo il boom di Appcessories e wearable device, ci sono medici che si defilano dalla rivoluzione apportata dal web alla salute. Medici così non colgono la possibilità di aiutare gli altri e restare costantemente aggiornati sulle potenzialità offerte dagli iDevice. Mi piace immaginare questi dottori in modo romantico, come i guardiani del tradizionale rapporto medico-paziente, come quando l’incontro tra i due avveniva solo di persona e la persona assistita non aveva alcuna familiarità con i termini e gli approfondimenti medici.

Fonte e approfondimento: Web 2.0 e social media in medicina, in particolare il capitolo 4 I blog.

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