Persone, non mostri. Perché gli obesi protestano per la diagnosi di obesità mostruosa

Può una diagnosi medica essere tanto offensiva da indignare i pazienti? Sì, se l’espressione scientifica in questione è “obesità mostruosa”.

Obesità mostruosa

Obesità mostruosa, ma non è il caso della Ballerina alla sbarra di Fernando Botero – Flickr.com

Qualche giorno fa Tommaso Prima, Presidente del Comitato per la difesa dei diritti delle persone obese, ha scritto al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin facendosi portavoce di una protesta partita dal Salento e dicendosi indignato e mortificato per l’uso della terminologia scientifica “obesità mostruosa” usata dai medici delle Asl italiane per indicare uno stato fortemente avanzato della malattia. Ma tale consuetudine pone una riflessione sulla comunicazione sanitaria e, in particolare, sul rapporto medico-paziente.

Malattia o paziente: chi è il mostro?

C’è da chiedersi, innanzitutto, quanto sia adeguata la scelta dell’aggettivo mostruoso: la mostruosità è della malattia o del paziente? Difficile a dirsi dal momento che la malattia non identifica la persona ma la persona diventa paziente solo in presenza della malattia.

La protesta delle persone obese è giustificata da ulteriori presupposti: l’obesità è una patologia con importanti risvolti psicologici e ripercussioni sulla vita personale, professionale e sociale. Mettere nero su bianco uno stato di mostruosità sottolinea il grado eccezionale della malattia e, al tempo stesso, comunica alla persona interessata una condizione d’impotenza di fronte a uno stadio patologico tanto grave da essere irrisolvibile: tesi del tutto errata, eppure contemplata dal paziente obeso che vive quotidianamente le difficoltà fisiche e psicologiche dalla malattia.

Tommaso Prima spiega al Ministro Lorenzin di comprendere la necessità di una terminologia scientifica condivisa e suggerisce che “si può modificare e scrivere, per esempio, obesità grave. Per noi che soffriamo gravi problemi di salute per questa patologia, credetemi, è un’umiliazione”.

Le parole di Prima inducono ad altre considerazioni: la reazione dei pazienti alla terminologia medica e l’esigenza che quest’ultima sia condivisa.

Perché gli aggettivi sono pericolosi per chi scrive di salute

In un vecchio post ho spiegato perché aggettivi e avverbi sono pericolosi quando si scrive di salute, e in questo caso è bene ribadire il concetto: usare un aggettivo per determinare una malattia significa rischiare di esprimere un giudizio soggettivo, dunque tutt’altro che scientifico, se è vero – com’è vero – che la scienza e la comunicazione medico-sanitaria hanno e devono avere un carattere oggettivo. Mostruoso non è esattamente un attributo privo di connotazione, tant’è vero che ha causato la protesta delle persone obese della provincia leccese.

E arriviamo alla seconda considerazione: la reazione indignata delle persone obese è una spia del rapporto conflittuale tra medico e paziente. Come ho più volte ribadito in questo blog, la buona comunicazione è il collante di un buon rapporto medico-paziente capace anche di condizionare l’intero percorso terapeutico. Se ci si sente offesi, umiliati e quindi giudicati negativamente per la propria malattia è difficile poi affidarsi al personale medico e impegnarsi a fondo nel percorso terapeutico: con una diagnosi di obesità mostruosa la reazione più probabile è di sfiducia nel medico, nella terapia e nella guarigione.

Sì all’obesità mostruosa. La petizione nonsense su Change.org

Accanto alla seria richiesta di ridefinizione di un’infelice espressione scientifica s’inserisce l’iniziativa provocatoria di Alessandro Longo, più noto come Bispensiero e autore dell’omonima fanpage Facebook in cui dimostra un umorismo sprezzante e nonsense. Come Bispensiero, Alessandro ha lanciato su Change.org una petizione online per sostenere la legittimità scientifica della terminologia “obesità mostruosa”, argomentando la sua proposta in questo modo:

“L’Obesità Mostruosa potrebbe assumere altri nomi, ma verrebbe comunicata in modo altrettanto efficace? La chiarezza di un termine sta anche nella sua risonanza evocativa, nella consapevolezza delle sottili trame che l’hanno generato, nel retroterra trionfale che ha condotto generazioni di esperti a prediligere queste parole semplici, ma d’impatto, per trasmettere al paziente l’eccezionalità della sua strabiliante condizione.” [Continua la lettura.]

Si tratta di un’iniziativa provocatoria e paradossale che, a suo modo, tocca il nocciolo della questione: la scelta lessicale comunica una visione di una realtà, e in ambito sanitario le parole connotano le persone indebolite, in vario modo, dalla malattia. Modificare l’espressione “obesità mostruosa” non è una proposta nata dalla volontà di adottare un più politicamente corretto “obesità grave”, ma dall’umiliazione e offesa arrecata a chi di obesità soffre. Fa dunque ben sperare il Tweet del Ministro Lorenzin in risposta a Tommaso Prima:

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