Separazione alimentare: chi decide cosa c’è a cena?

Chi ha visto Hungry hearts, l’ultimo film di Saverio Costanzo, ricorderà il personaggio di Mina, una mamma ossessionata dalla purezza del cibo con cui nutre suo figlio. La ricerca della salute attraverso la dieta quotidiana diventa per lei prima esagerazione e poi mania, tanto che il suo comportamento rischia di compromettere la crescita e la vita stessa del neonato. Dall’altra parte c’è Jude, il papà, un uomo cosciente dei rischi a cui Mina espone il bambino e che agisce in modo da ristabilire un equilibrio alimentare. L’evoluzione dei fatti nel racconto filmico rende difficile schierarsi con l’una o con l’altro, ma di certo e di condivisibile c’è che la storia raccontata è estrema, così tanto da lasciare interdetti.

Hungry hearts, film di Saverio Costanzo

Hungry hearts, film di Saverio Costanzo – Coming Soon

Una recente vicenda di cronaca mi ha ricordato Hungry hearts: a Bergamo, una coppia separata si è rivolta a un giudice per decidere cosa deve mangiare il proprio figlio di 12 anni. Così il ragazzo, oltre a subire tutto ciò che comporta la separazione di due genitori, è diventato un caso giudiziario anzi, lo è diventato la sua alimentazione. Motivo della discordia è il disaccordo dei genitori sul regime alimentare da proporre al figlio: la mamma non è onnivora, segue una dieta prevalentemente macrobiotica e non vuole che suo figlio mangi la carne; il padre è onnivoro, ritiene che la dieta macrobiotica privi l’organismo di nutrienti indispensabili per la crescita e vuole che suo figlio mangi tutto, compresa la carne. Un caso di separazione alimentare, oltre che coniugale, a cui il giudice ha dato la sua risposta stabilendo che il bambino mangi la carne una volta a settimana quando è con la mamma, e non più di due volte quando è con il papà.

Ortoressia, la malattia del cibo salutare

Al di là delle implicazioni etiche e delle riflessioni giuridiche, di questa vicenda ciò che mi interessa in modo particolare è la motivazione che ha spinto due persone a richiedere l’intervento di un giudice. Entrambi i genitori hanno una propria idea su cosa e quale sia l’alimentazione sana e corretta, sia in assoluto sia per il loro figlio dodicenne e, soprattutto, entrambi sostengono la propria tesi sulla base del modello alimentare che ritengono idoneo per crescere in buona salute. Spingendo all’estremo la riflessione, in questa vicenda si può intravvedere una forma di ossessione verso il cibo come elemento basilare per vivere in salute. Un’ossessione che rischia di sfociare in malattia: si chiama ortoressia ed è una forma di attenzione abnorme alle corrette regole alimentari, questa la definizione data da Treccani: ortoressìa s. f. [comp. di orto- e del gr. ὄρεξις «appetito»]. – Ossessione quasi maniacale per un’alimentazione corretta e salutare.

Educazione alimentare: seguire con cautela

Giornali, siti, blog, riviste, trasmissioni televisive, ovunque impera la presenza di cuochi, opinionisti e gourmet che da una parte esaltano i piaceri del cibo e dall’altra mettono in guardia dagli eccessi e dalla scelte alimentari che potrebbero favorire l’insorgere di disturbi e malattie. L’educazione alimentare è necessaria perché il cibo è il primo e più importante alleato nella prevenzione delle malattie, ma se ogni pasto diventa un esame, il rischio è vivere con ansia un appuntamento bello, conviviale e vitale com’è quello con i pasti.

 

La Dott.ssa Margherita Caroli, Responsabile dell’Unità operativa di nutrizione presso la ASL di Brindisi, afferma che oggi abbiamo dissociato la fame dal cibo: mangiamo per colmare un vuoto, nutrire un affetto mancato, consolarci, coccolarci, e solo infine per nutrirci e sopravvivere. È un’idea che genera comportamenti sbagliati e un errato rapporto con il cibo, sono d’accordo ma solo in parte. L’attenzione a un regime alimentare equilibrato che, come tale, soddisfi tutti i bisogni del nostro organismo, ci spinge a fare ricerca, informarci e conoscere cosa ci fa bene e cosa no. E questo significa non solo mangiare per il piacere di farlo ma anche per sopravvivere, nella misura in cui mangiare bene significa prevenire le malattie. Questo discorso, però, ha due punti deboli:

  1. decidere cosa mangiare, cosa fa bene e male, sulla base di ricerche personali sul web o pareri ascoltati in TV
  2. scegliere in totale autonomia senza consultare un medico nutrizionista.

Due punti, questi, che possono compromettere la salute di un adulto e, ancor di più, mettere a rischio quella di un bambino se diventano criteri adottati per scegliere il regime alimentare di una persona in fase di crescita.

Tutela giuridica dell’alimentazione vegetariana

La vicenda del giudice che ha stabilito cosa deve e non deve mangiare il bambino di 12 anni mi ha incuriosito, così, facendo qualche ricerca, ho scoperto che esiste un ambito della giurisprudenza che si occupa di Tutela giuridica dell’alimentazione vegetariana. Ma perché? Si parte dal presupposto che la salute è un diritto tutelato dalla legge (Art. 32 della Costituzione), e che ciascuno è libero di scegliere il proprio regime alimentare. Vegana, vegetariana, fruttariana, mediterranea sono solo alcune delle diete che si può decidere di seguire in piena libertà. Se, però, l’adesione alla dieta scelta diventa ossessiva o se la dieta è seguita in modo sbagliato tanto da mettere a rischio la salute di una persona, allora le strutture sanitarie possono e devono intervenire per tutelare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

Nel caso di Bergamo, il giudice ha ritenuto che per il bambino fosse giusto e sano seguire una dieta varia che contempli tutto, compresa la carne, anche se in quantità limitata. Sarebbe bello sapere cosa ne pensa il diretto interessato, il bambino di 12 anni.
Forse più in là sarà noto anche questo, ma adesso possiamo solo approfondire il tema ascoltando la puntata di RadioRai3scienze “Giudizio alimentare” e leggendo cosa scrive il docente di diritto amministrativo Gianluca Sgreo in merito alla Tutela giuridica dell’alimentazione vegetariana.

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