#FateVedereLeTette… a un medico

Il fiocco rosa sul petto delle donne ci ricorda che ottobre è il mese della prevenzione e della lotta contro il tumore al seno, e che in questi giorni in tutta Italia ci sono incontri, iniziative e soprattutto visite di controllo gratuite. Da anni, associazioni autorevoli come la LILT, solo per citare la più nota, promuovono la cultura della prevenzione con la diffusione di brochure informative, interviste agli oncologi e motivando la necessità di uno screening periodico. Per raggiungere l’obiettivo, è innegabile il ruolo svolto dai siti web e dai social network, in molti casi determinanti per amplificare il messaggio della prevenzione oncologica al seno e generare una sorta di effetto eco per cui, se una donna ha fatto visita, mammografia e screening, altre donne faranno lo stesso perché incoraggiate dal buon esempio. Quest’anno, in un contesto così virtuoso, all’improvviso è arrivato l’hashtag #FateVedereLeTette che di seguito indicherò con l’acronimo #FVLT.

Il simbolo # indica l’hashtag, cioè l’etichetta usata sui social network per identificare e riunire i contenuti riguardanti lo stesso tema, in modo che la persona interessata possa rintracciare tutte le informazioni su un argomento. #FVLT è dunque l’invito mosso dalle donne alle donne per sensibilizzarle alla prevenzione del tumore al seno e motivarle a rivolgersi a un medico per la visita di controllo. L’ideatrice dell’hashtag è Giusy Brega, una giornalista pubblicista oltre che marketing e communication manager, che ha chiesto alle donne di condividere un selfie con #FateVedereLeTette e la scritta “prevenzione” sul decolleté o direttamente sul seno.

Dopo poche ore dall’invito, su Twitter e Facebook abbondavano le foto di seni e decolleté con l’hashtag #FVLT. Detta così si direbbe un successone, ma c’è qualcosa che non va.

Parole dell’hashtag

Non si parla di seno né di mammella, e di certo tette è un termine più immediato e diretto che comunica alle giovanissime oltre che alle donne mature. L’invito ironico vuole sdrammatizzare la gravità della malattia e alleggerire lo stato d’animo di chi deve affrontare delle visite mediche così delicate. Ma, stando alla reazione di molte donne e anche di uomini, l’effetto ottenuto è di una call to action sfrontata e imbarazzante, e questo ci porta al punto successivo.

 

Obiettivo dell’hashtag

Lo scopo di #FVLT è la prevenzione contro il tumore al seno, tant’è che si richiede di scrivere “prevenzione” sul decolleté e condividere un selfie. Peccato che, slegato dall’hashtag, l’invito non è riconducibile all’obiettivo e diventa il pretesto per diffondere messaggi volgari o alimentare l’esibizionismo di alcune donne. A dimostrarlo sono tweet come questi:

 

Immagine dell’hashtag

Seno, capezzoli e decolleté sono i protagonisti di #FVLT, ma guardando le foto di seni floridi, giovani e prosperosi viene da chiedersi: la malattia dov’è? Forse l’effetto sarebbe stato diverso se fossero stati condivisi seni provati dalla mastectomia e da altre operazioni che testimoniano la lotta contro il tumore alla mammella. E forse foto così non sono arrivate, o sono poche, perché le donne che hanno affrontato la malattia e il dolore che comporta non si sono sentite coinvolte dall’invito a mostrare le tette. Al contrario, lo hanno fatto per progetti come The scar project o My wife fight with the breast cancer.

Informazione sulla prevenzione

Ok, facciamo vedere le tette per fare prevenzione, ma: come si fa prevenzione? Quando si eseguono le visite di controllo? Qual è l’età giusta per la prima mammografia? A chi ci si rivolge? Cosa significa fare prevenzione contro il tumore al seno? La risposta a queste domande dovrebbe essere su un sito dedicato e legato all’hashtag, un sito web ricco di approfondimenti, testimonianze, video, interviste, e invece questo sito non esiste. C’è chi dice che fatevedereletette.it arriverà a breve visto il successo dell’iniziativa. Io, da donna, credo che sarebbe stato più sensato fare il contrario. Concludo con un breve storify su #fatevedereletette per mostrarvi come sono la maggior parte dei selfie legati all’hashtag, e vi invito a leggere gli articoli scritti a riguardo da Alberta Ferrari, Le Amazzoni Furiose e Carola Parisi.

Commenta su Google+

Lascia un commento