La visita medica educa il paziente

La visita medica svolge tre azioni imprescindibili per la salute: prevenire, curare, educare. I primi due verbi non hanno bisogno di spiegazioni mentre al terzo, educare, dedico le riflessioni di questo post.

Progressi della medicina infantile. L’Histoire par L’image - Georges Chicotot, c. 1894, “Le tubage”.

Progressi della medicina infantile. L’Histoire par L’image – Georges Chicotot, c. 1894, “Le tubage”.

Ci pensavo l’altro giorno mentre l’otorinolaringoiatra mi spiegava, con termini via via più semplici, la possibile connessione tra un disturbo all’articolazione temporo-mandibolare (in questo caso lo scatto alla mandibola) e l’otalgia, dolore all’orecchio. Grazie al mio lavoro capisco la terminologia specialistica dei medici e a volte mi sorprendo a chiedere maggiori informazioni con un linguaggio appropriato: al medico, pongo domande in medicalese. È un automatismo, una sorta di deformazione professionale che in qualche modo mi permette di condividere lo stesso registro comunicativo del dottore. In entrambi c’è consapevolezza: io, paziente, capisco cosa tu, medico, mi stai dicendo e tu, dottore, ti accorgi di avere davanti a te una persona informata che chiede riscontri precisi e risposte documentate. Un bel vantaggio per entrambi.

Sarà che ne scrivo da 6 anni o che di mio sono molto attenta, fatto sta che eseguo con puntualità i controlli medici di routine e, ogni volta, scopro qualcosa di nuovo sul corpo umano: un disturbo al punto A genera una disfunzione al punto C danneggiando il piano B. Incredibile! Può sembrarvi un pensiero di poco conto eppure, secondo me, non è così.

La visita medica educa il paziente

Tornati a casa, conosciamo meglio come siamo fatti, abbiamo consapevolezza dell’organo o di qualsiasi altra parte del corpo generi disturbo. Conoscere come funziona qualcosa ci aiuta a capire qual è il modo migliore per averne cura.

La visita medica istruisce il paziente

Chi ne è a digiuno, impara a conoscere termini specifici che, per quanto estranei ai non addetti ai lavori, sono necessari a comprendere la vera essenza di una malattia. È una conquista importante: entrare in contatto con una novità, fosse anche una parola, ci rende curiosi e questo ci spinge a fare ricerche sempre più precise. Durante la visita, il medico ci comunica il nome esatto di quello che poco prima chiamavamo bruciore di stomaco e che ora sappiamo essere l’effetto del reflusso gastroesofageo. La precisione del linguaggio si riflette sulle ricerche online: diventiamo più attenti, esigenti e desiderosi di leggere notizie approfondite e informazioni autorevoli.

Ci sono alcuni tool che i web writer e altri professionisti usano per sapere qual è la parola più cercata dagli utenti in un dato arco temporale e relativamente a un determinato contesto e paese. Google Trends è il tool che utilizzo più spesso. Da una semplice ricerca vedo che in Italia, negli ultimi 12 mesi, nell’ambito della salute, “reflusso gastroesofageo” è stato ricercato più volte rispetto a “bruciore di stomaco”.

Reflusso gastroesofago e bruciore di stomaco: ricerca su Google Trends

Reflusso gastroesofago è più ricercato di bruciore di stomaco

Magari mi sbaglio ma, sebbene frettoloso e poco documentato, il risultato di questa ricerca mi sembra essere il primo e più tangibile segnale di una maggiore consapevolezza di tutti noi che, grazie alle visite mediche frequenti, alla presenza dei medici online e alla consultazione dei siti di settore, stiamo imparando a conoscere il nostro corpo e a usare le parole giuste per descriverne disturbi e patologie. Credo che la familiarità con il web e la crescente attenzione verso se stessi, anche attraverso le visite mediche di controllo, ci educhino alla salute.

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