Medicina di genere: le differenze che fanno la salute

Due settimana fa ero a Bologna per il Festival della Scienza Medica. Ricordo di essere arrivata in città verso le 13.00 e, dopo una bella corsa, ho raggiunto l’Aula Giorgio Prodi all’interno del Complesso Monumentale di San Giovanni in Monte. Arrivarci non è stato semplice ma per fortuna ho trovato posto appena in tempo per seguire l’intervento della Prof.ssa Flavia Franconi sulla Medicina di genere.

Medicina di genere

Medicina di genere: riconoscere e rispettare le differenze tra uno e donna – Gratisography

Genere è un sostantivo singolare maschile che associato ad altri vocaboli ha il potere di evocare una categorizzazione al femminile. Per esempio, è facile che l’espressione Medicina di genere venga intesa come medicina al femminile piuttosto che come medicina rispettosa delle differenze uomo-donna come sarebbe corretto fare. È vero anche che in questo caso, oggi, riconoscere le differenze significa rispettare in modo più attento la salute della donna sottovalutata – o ignorata – troppo a lungo.

Ci sono malattie solo maschili e altre solo femminili perché uomo e donna differiscono per sesso, cioè per apparato riproduttivo e funzionalità ormonale; ci sono poi malattie di genere che devono tenere conto sia delle specificità di uomo e donna che dei diversi fattori socio-culturali che entrambi determinano e subiscono.
Fino al 1932 non si prendeva in considerazione la differenza di genere anzi, solo nel 2002 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto che le considerazioni di genere nelle politiche diventassero pratica standard in tutti i suoi programmi.

Perché adesso, in farmacologia, c’è un’attenzione alla donna assente in passato? Probabilmente perché oggi c’è una diffusa sensibilità e la necessità di liberarsi dai pregiudizi di genere responsabili di importanti errori nel passato. Un esempio: oggi la donna ha un ruolo attivo nella società, lavora al pari dell’uomo e convive con disturbi correlati al lavoro, come lo stress. In passato la donna si occupava di casa e famiglia dunque la ricerca medica e farmacologica ha investito tempo e risorse per studiare solo sugli uomini gli effetti dei farmaci creati per contrastare lo stress e altri disturbi del lavoro. La conseguenza è che uomo e donna assumono gli stessi medicinali ma lui sta bene e lei manifesta effetti collaterali a volte anche gravi. È solo un esempio che serve a semplificare un quadro estremamente articolato da cui non si può più prescindere se davvero si vuole offrire a ogni persona la soluzione più efficace al problema.

C’è poi un aspetto che non avevo considerato abbastanza, me ne rendo conto solo adesso: la donna vive in media circa 8 anni in più dell’uomo ma lo fa in peggiori condizioni di salute. Ancora una volta, la complessità fisiologica femminile comprensiva del suo ciclo di vita – fertilità, gravidanza, menopausa, eventuali terapie ormonali – in passato è stata pressoché ignorata dalla ricerca medica perché i trial clinici sulle donne sarebbero stati troppo difficili e dispendiosi in termini di tempo e finanze. Eccetto che per due malattie non legate al sesso e per le quali la ricerca farmacologica predilige le donne: osteoporosi e depressione. Ma questo è un altro discorso.

Oggi non ci si può più permettere di prolungare e ripetere gli errori del passato perché, in ottica medica, l’invecchiamento acuisce la differenza sessuale e l’allungarsi della vita definisce alcune situazioni cliniche mai osservate in passato, per esempio ultracentenari in cui coesistono due o più malattie senili da trattare con l’assunzione contemporanea o quasi di farmaci che potrebbero annullare il proprio effetto in modo reciproco o provocare reazioni ancora ignote. Cosa cambia tra uomo e donna?

Il bugiardino rosa è una delle recenti risposte alla necessità di stabilire e riconoscere la Medicina di genere, una proposta che la Prof.ssa Franconi ritiene un possibile obiettivo ma ancora lontano. Per riconoscere e rispettare le differenze uomo-donna in medicina e farmacologia servirebbe innanzitutto riformulare la ricerca dall’interno assicurando, in laboratorio, equa presenza di biologi e biologhe. Non è una questione di quote rosa o blu ma di tutela della salute di lui e di lei se si pensa che l’uomo e la donna tendono a mostrare maggiore interesse verso le tematiche relative al proprio sesso. Si tratta di un atteggiamento psicologico da cui la Prof. Franconi mette in guardia, ne parla verso la fine del video sulla Farmacologia di genere, e che in medicina è corretto dalla razionale oggettività dell’osservazione e della ricerca.

Queste riflessioni ne hanno generate altre fino a farmi visualizzare la Medicina di genere come un gioco di scatole al cui centro, nella più piccola, immagino un laboratorio brulicante di studio, vetrini e microscopi alla ricerca della soluzione perfetta per lui e per lei. A questa fantasiosa immagine si contrappone la puntuale professionalità espressa dalla Prof.ssa Flavia Franconi nel suo intervento al Festival della Scienza Medica e nei suoi libri Farmacologia di genere e La salute della donna. Un approccio di genere.

Per approfondimenti: www.associazionesalutedona.it.

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